Sono specialista. Un'ultima formalità il 14 ed è fatta.
Ho passato una settimana a piangere per il pensiero che molto probabilmente dovrò abbandonare il posto e quelli che ci lavorano. Perchè dovrò, molto probabilmente, lasciare la città. E andar fuori. E rifarmi una nuova vita. E ho pianto un sacco. Ho sentito sgretolarsi ogni certezza. Fino a stasera. Ho parlato con mia madre. E per una volta mi ha resa felice e serena. Perchè mi ha incoraggiato e mi ha detto che mi appoggia, qualunque cosa decida di fare. Alla fine, basta un'ora di aereo e potremo vederci. Almeno una volta al mese. Ed è bello sapere di avere qualcuno che ti appoggia. Pensavo che avrebbe fatto di tutto per tenermi vicina, anche farmi fare le odiatissime guardie mediche, pur di stare qui. E invece no. Per una volta si è comportata come ho sempre desiderato si comportasse. Per questo adesso sono tranquilla. Non contenta, ma tranquilla. Forse avevo l'implicita paura di deluderla. Ho ancora un mese e mezzo da passare quì, poi chissà...
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L'ignoranza genera paura. E mi sembra che, in alcune persone, l'ignoranza sia generata dall'arroganza di credere che tutto ciò che pensa sia giusto e nessuno possa indicargli alternative.
"Perchè l'alternativa è male, a prescindere. Perchè da che mondo è mondo si fa così. C'è solo un modo di comportarsi, un modo di pensare. Tutto il resto, comportamenti e pensieri, sono male. E comunque non connaturati alla natura dell'uomo."
Ma perchè una delle persone cui più voglio bene, cioè mia madre, deve pensare queste cose? E poi qualcuno si stupisce se non amo tornare a casa sua...
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10 giorni fa mi ho comprato un portafoglio. Ero al centro commerciale con mia sorella e mia madre e, soprattutto, mia nipote; ho visto un portafoglio che mi piaceva e ho deciso che in effetti uno me ne serviva. Quello che avevo era stato a suo tempo di mia sorella, non mi è mai piaciuto ma era spazioso, per questo, quando lei se ne è disfatta perchè non le piaceva più, me lo sono preso io. Prima ne avevo uno dalle scuole medie e me lo aveva regalato mamma. Quindi questo è il primo portafoglio che compro in trent'anni, il mio primo vero portafoglio, da me scelto. Quando sono andata a riempirlo con le card, mi è sceso un colpo: mi sono accorta di essere piena di card di negozi vari, nei quali ogni tanto compro qualcosa. A parte il bancomat, ho la Carta Conad, che poi è ovviamente quella che uso più spesso. Ci può stare. Poi la Carta Premia, con cui si accumulano soldi in vari negozi in cui compro qualcosa solo nelle occasioni speciali, limitandomi al minimo, perchè sono cari come il fuoco e se ne esce dissanguati. Poi la Giunti Card, della libreria, che svuoterò la prossima volta che ci passerò, visto che mi sa che ho accumulato punti che valgono 33 euro di sconto; mica male. Poi la Upim Card, mai usata e che non ricordavo quasi nemmeno di avere, nonostante alla Upim ci compri. Poi la Carta Limoni, delle profumerie, fatta perchè non so dire di no alle commesse ( e meno male, ho più punti di quelli che credevo sarei riuscita ad accumulare). E poi l'altro giorno, sono stata alla Prenatal per comprare qualcosa alla mia nipotina e non ho saputo dire di no al tipo che mi proponeva la Carta Prenatal.
Ma cosa sono diventata? una maniaca dello shopping? una che compra anche se non ne ha effettivo bisogno? una consumista (spero non sfrenata)? E' che trovo così consolante entrare in un negozio quando sono giù. Perchè spendere mi fa sentire meglio? Il fatto è che sono giù soprattutto quando sento la mancanza di lui. O quando mi sembra di doverlo perdere. Ergo, le mie finanze desiderano che trovi un compagno che mi dedichi attenzioni, altrimenti le attenzioni che mi mancano le sublimo acquistando. Infatti quando stavo col mio ex non mi compravo niente, ma forse questo dipendeva dal fatto che lui era tirchio e mi condizionava. Comunque sia, giuro che un pò mi sono spaventata quando ho messo a posto il nuovo portafogli....
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In una giornata in cui non c'è niente che vada male penso alla mia misera esistenza e a come essa sia così diversa da come l'ho sempre immaginata.
Mi si è prospettata la possibiltà di un buon lavoro in un ambiente che mi piace, e che sarebbe ottimamente pagato. Mia sorella ha avuto la bambina, la mia nipotina, sua figlia. E le è venuto il pensiero di abbandonare il lavoro, di rinunciare alla carriera per dedicarsi ad essa. Lei ha ciò che io ho sempre desiderato, e ne è felice. Io probabilmente avrò ciò che lei ha sempre desiderato e non me ne frega niente. Un buon lavoro mi servirà solo per compensare con gli oggetti materiali le mie carenze affettive. Oggetti di cui non sentirei il bisogno se avessi ciò che voglio.
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